martedì 1 agosto 2017

Un calendario d'Oriente: le "Cento famose vedute di Edo" di Utagawa Hiroshige




Siamo già arrivati al primo di agosto e, di certo, il mese non può cominciare, se non staccando il foglio del calendario che ho scelto quest’anno per "Senza dedica": la serie di stampe con le "Cento famose vedute di Edo" realizzate tra il 1856 e il 1858 dal grande artista giapponese Utagawa Hiroshige.

Finita la vacanza mi affretto, dunque, a rientrare al lavoro, almeno nel blog, per pubblicare l’immagine che mi pare più adatta all'ottavo mese dell'anno  tra le tante con cui Hiroshige illustra il trascorrere della bella stagione nelle campagne intorno alla grande città di Edo, poi ribattezzata Tokyo: quella del "Traghetto di Sakasai”


A dominare la scena sono le acque azzurre del fiume Naka-gawa che scorre lento tra le rive: su quella di sinistra, accanto a un boschetto, è il piccolo villaggio, dove fa scalo il traghetto del titolo.
Sullo sfondo, tra la nebbia, appare il profilo della montagna di Chiba, situata a est di Edo, mentre il cielo nuvoloso sembra illuminato dal rosso-arancio di un caldo sole al tramonto.
I protagonisti  della scena sono, però, i banchi aironi che si levano in volo o sostano tra le canne che crescono ai bordi del fiume.
Le loro sagome candide suggeriscono l'idea di una serena bellezza  che ben si accorda a questo mese in cui l'estate è al suo culmine e lo splendore della stagione sembra non avere fine.






sabato 1 luglio 2017

Un calendario d'Oriente: le "Cento famose vedute di Edo" di Utagawa Hiroshige



Eccoci arrivati al settimo mese dell’anno e, come al solito, sono pronta a strappare il settimo foglio del calendario che ho scelto per questo 2017: la serie con le "Cento vedute di Edo", realizzata tra il 1856 e il 1858 dal grande artista giapponese Utagawa Hiroshige.

Nella stampa intitolata "La barca Yoroi e Koami-cho"il mese di luglio appare dominato dal colore giallo vivo tipico dell'estate



La scena in alto è tagliata da una lunga ininterrotta fila di cabine, dove, probabilmente, sono ricavati piccoli negozi. In basso scorre il canale Nihonbashi-gawa. 
L’acqua azzurra, increspata da piccole onde, è solcata da imbarcazioni che trasportano mercanzie o passeggeri che si riparano dal caldo con colorati parasole. 

Anche la raffinata signora che cammina sulla riva sulla sinistra in primo piano, abbigliata con un elegante kimono, si difende dal calore sfoggiando l’ombrellino, che allora era considerato un complemento indispensabile dell’eleganza femminile.
Nel cielo, solcato dai voli degli uccelli, basta il giallo luminoso di una grande nuvola a restituirci la sensazione del calore estivo.

Un'immagine adatta a iniziare questo mese, in cui il sole la fa (o la dovrebbe fare) da padrone e in cui, comunque, si ha voglia solo di abbandonarsi alla pigrizia dei giorni di vacanza.








giovedì 1 giugno 2017

Un calendario d'Oriente: le "Cento famose vedute di Edo" di Utagawa Hiroshige




Il tempo è davvero volato, metà dell'anno è già passata e in un soffio siamo arrivati al primo di giugno.
L'immagine che ho scelto per cominciare bene il mese è intitolata "I ponti di Nihonbashi e Edobashi" e, come al solito, è tratta dalla serie di stampe con le "Cento famose vedute di Edo" realizzata tra il 1856 e il 1858 da un grande artista come il giapponese Utagawa Hiroshige. 



Il pittore ha scelto per questa scena, ambientata nei dintorni di Edo- la grande città che successivamente sarà ribattezzata Tokyo- un'inquadratura insolita, mostrando in primo piano le assi del parapetto del ponte Nihonbashi (il cosiddetto "ponte del Giappone" o "ponte del Sol Levante"), da cui si intravede un gruppo di case sulla riva, con le barche che solcano le acque tranquille del fiume Nihonbashi-gawa e, sullo sfondo, un altro ponte, l’Edobashi ("il ponte di Edo").
Un grande pilastro taglia a sinistra la composizione, mentre, in basso a destra, compare un paniere di pesci, ancora legato alle corde che sono servite per il trasporto.

Su tutto domina il sole che, come un grande disco rosso, si sta levando all'orizzonte, in un cielo che trascolora dall'arancio all'azzurro e dove compaiono le sagome degli uccelli in volo.
Sarà la luce o il caldo colore tra l'ocra e il giallo della struttura del ponte, ma  in questa stampa sembra già di respirare un'aria estiva che invita alla distensione e all'ozio.
Un'atmosfera che ben si accorda con le giornate luminose  di questo mese  che, col solstizio d'estate, segnerà ufficialmente l'avvio della bella stagione.




sabato 13 maggio 2017

Isabelle e le altre: le lettere di Edouard Manet



Una carta da lettere, in cui è dipinto ad acquerello un bocciolo di rosa e su cui sono tracciate poche righe veloci scritte a inchiostro:"Decisamente non ci viziate: o siete molto occupata o siete molto cattiva. Tuttavia nessuno ha il coraggio di volervene"


La destinataria della lettera è Isabelle Lemonnier, figlia di un ricco gioielliere parigino e cognata dell’editore Georges Charpentier, fondatore della rivista "La vie moderne"e  animatore, insieme alla moglie, di uno dei salotti più frequentati del tempo.
Chi scrive queste parole, tra scherzo e rimprovero e, soprattutto, chi ha saputo disegnare, con pochi tratti vivaci la rosa sullo sfondo, firmandosi con una "M" che sembra un ghirigoro, è un grande artista: Edouard Manet
Tra l’estate e l’autunno del 1880 Manet ha affittato una casa a Bellevue, un quartiere residenziale di Meudon, per sottoporsi a un trattamento idroterapico. All’epoca l'artista ha quarantotto anni e, da qualche tempo, soffre di un malessere generalizzato, conseguenza di una vecchia infezione di sifilide che sta per aggravarsi, provocando quella che medici chiamano atarassia locomotoria: cammina male e trascina una gamba.
Potrà pure essere sofferente Manet, ma non ha perso nulla del suo spirito e delle sue capacità di piacevole conversatore e di creatore di inesauribili motti di spirito. Rimangono ancora intatti quei modi eleganti e cortesi che fanno parte delle sue qualità di uomo di mondo e che hanno fatto scrivere all'amico scrittore Emile Zola: "il suo fascino e il suo spirito erano tali che si rischiava talvolta di dimenticare l'essenziale: il suo genio di pittore".
In realtà, la sua carriera è finalmente decollata e il suo talento di artista è ormai riconosciuto, sia dai critici che dal gruppo di pittori che vanno da Degas, agli impressionisti come Renoir e Monet, che lo apprezzano come un caposcuola 

I giorni a Bellevue passano monotoni fra trattamenti termali, massaggi, piccole passeggiate. 
Per spezzare la noia Manet non ha nemmeno il conforto della lettura: ammette di non amare i libri, dichiarando, con una certa esagerazione: "non leggo mai, guardo solo le immagini". 
La moglie cerca di distrarlo, suonando qualche pezzo al pianoforte, il figlio si impegna a fargli compagnia, ma è tutto inutile: Manet si annoia e ha nostalgia di Parigi, dei suoi caffè, delle sue strade animate e, soprattutto, delle sue belle donne. 
Per distrarsi si mette a scrivere lettere. 

Lettere brevi come bigliettini, tipiche di un uomo che ama la stringatezza al punto da affermare che "la concisione è in se stessa un'arte, una necessità e un'eleganza".
E poi non sono lettere qualsiasi: Manet le arricchisce sempre con piccoli schizzi ad acquerello che a volte inserisce direttamente nel testo: l'immagine per lui sembra essere parte integrante della scrittura.
Le lettere, catalogate e ora in gran parte conservate al Cabinet des Dessins du Louvre, sono ben quarantatré: di queste solo otto sono indirizzate ad amici uomini. 
A loro Manet riserva le illustrazioni più prosaiche, per esempio, quella di un semplice attrezzo da giardino come un annaffiatoio, destinata all'amico incisore Felix Bracquemond.

Le lettere più allegre e poetiche con acquerelli di fiori o di frutta di stagione sono, invece, offerte come piccoli preziosi doni alle giovani amiche assenti, di cui sente nostalgia e a cui indirizza messaggi di un affetto tenero e scanzonato che sfiorano talvolta-  e sempre con garbo- un corteggiamento così giocoso e lieve da essere tollerato, con ironia, dalla tranquilla moglie olandese. 
Ecco qui, per esempio, l'immagine di succosa mirabella, maturata nel suo giardino e destinata a Isabelle con una piccola poesia: 



Isabelle e le altre, le sue amiche parigine: quello che a Manet manca di loro non sono le relazioni fisiche, ma le risate, la conversazione ammiccante e quel "fruscio di gonne" che, in città, ha riempito le sue giornate. 

Uno dei suoi amici testimonia, del resto, che, anche nei periodi di malattia,  "la presenza di una donna, una qualsiasi, lo rimetteva a posto completamente".

A Isabelle Lemonnier, che è stata la sua modella, e che adesso non gli risponde con l'assiduità che vorrebbe,  Manet indirizza, tra giugno e ottobre, ben sedici lettere. 
A lei dedica, fra le altre, una missive con il ritratto del suo volto allegro sotto i nastri di un grazioso cappellino.
A un'altra destinataria, Madame Guillemet, proprietaria, insieme al marito di un negozio alla moda in pieno Fouburg Saint-Honoré, non solo fa omaggio di un acquerello con la più bella prugna del suo giardino, ma si diverte a evocare, in una delle lettere più illustrate, gli elementi dell'abbigliamento femminile con una galanteria che, in linea con feticismo dell'epoca, privilegia le calze nere e le ghette o gli stivaletti che si intravedono sotto le gonne.



Al Marthe Hoschedé, figlia di un importante collezionista, manda una delle ultime lettere del suo soggiorno a Bellevue, datata 10 settembre, con lo schizzo di una castagna e di un riccio che già preannuncia l'autunno e il ritorno a Parigi.



Mentre  a Méry Laurent,  cortigiana alla moda di un'eleganza raffinata che fornirà più di un tratto alla Odette della "Recherche" di Marcel Proust, offre il fiore più adatto per rassicurarla  sulle sue condizioni di salute: un convolvolo, simbolo di amicizia fedele.


Tanti scritti, tanti nomi, tante immagini sempre adeguate al testo e che fissano (o cercano di fissare) - quasi fossero dei piccoli haiku figurati - piccole emozioni quotidiane
Sfogliando queste lettere con i loro deliziosi acquerelli si ha l'impressione che siano  ben di più di un omaggio amichevole e spiritoso: vi si coglie il desiderio del grande artista di condividere l'intensità di un istante, quasi il tentativo di fermare con i suoi rapidi schizzi il  tempo che passa e gli attimi di una vita che già gli sta sfuggendo.







Le lettere di Manet sono raccolte nel bel libro "Edouard Manet. Lettere a Isabelle, Méry e altre signore" pubblicato a Milano  nel 1985 dalle edizioni Rosellina Archinto con una prefazione di Françoise Cachin.